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28 feb 2015

Marina and the Diamonds - Froot [Recensione]

Oggi vi parliamo in anteprima assoluta dell'album di prossima uscita di Marina and the Diamonds (all'anagrafe Marina Lambrini Diamandis), dal semplicissimo titolo Froot.



Dopo aver ucciso Electra Heart, alter ego utilizzato per dare vita al precedente progetto, cosa ci si potrebbe aspettare di più da Marina? Difficile rispondere con esattezza: Electra Heart era un lavoro estremamente profondo e creato in maniera dettagliata, non un semplice disco ma qualcosa di molto più elaborato. Un concept album con storyline suddivisa in undici video (tra cui singoli ufficiali e mini storie narrative), nato per far conoscere la travagliata vita amorosa della protagonista.

L'album vantava power-ballad e pezzi pop dal vibe retrò che nel complesso lo rendevano degno di essere ascoltato da chiunque. Quindi, se già abbiamo alle spalle un lavoro di tutto rispetto, cosa si può fare di meglio per accattivarsi l'attenzione del pubblico? Marina ha la risposta per voi.

20 feb 2015

Belle and Sebastian - Girls in Peacetime Want to Dance [Recensione]

Giunti al nono episodio di una carriera ormai quasi ventennale, gli scozzesi Belle and Sebastian si regalano un'inattesa svolta electro-danzereccia – dichiarazione d'intenti piuttosto evidente già a partire dal titolo –  nel loro Girls in Peacetime Want to Dance.



Sbocciata dalle Lowlands grazie a delicate trame folk corredate da testi intimisti, la band di Glasgow decide di lasciare da parte gli ormai tradizionali bozzetti di vita quotidiana – largamente debitori di Simon & Garfunkel, ed a loro volta precursori del "new acoustic movement" di Kings of Convenience e Turin Brakes – per addentrarsi in un turbinio di synth e beat elettronici che richiamano le sonorità dei Pet Shop Boys.

Proprio allo stile di questi ultimi si rifà Enter Sylvia Plath, quasi un plagio di quel tormentone da dancefloor che fu It's a Sin. Una somiglianza ulteriormente acuita dalla voce distaccata e vagamente malinconica di Stuart Murdoch, per molti aspetti sovrapponibile a quella di Tennant.

14 feb 2015

L'orso – Ho messo la sveglia per la rivoluzione [Recensione]

Dopo essersi fatti conoscere negli ultimi quattro anni nell'ambiente underground con svariati EP e con l'omonimo album L'orso, la band “mash-up” per genere e provenienza ha pubblicato lo scorso 3 febbraio un album dal titolo ad effetto per l'etichetta indipendente Garrincha Dischi.


Con un titolo non poco impegnativo, quelli de L'orso inneggiano ad una rivoluzione nel quotidiano, fatta di gesti semplici, soprattutto nel relazionarsi con gli altri. Per quanto l'idea sia apprezzabile, i primissimi testi dell'album (Post it, Io che ho capito tutto) inciampano già nella retorica e riflettono, contrariamente da quanto dichiarato nelle diverse interviste, un punto di vista a tratti cinico e sarcastico nei confronti della propria amata. Non mancano infatti accuse di superficialità e insensibilità, vere e proprie frecciatine avvelenate in linea con i testi più sarcastici di L'amore non è bello di Dente o dell'album d'esordio de I Cani, pur non avendone la stessa originalità. 

4 feb 2015

Colapesce - Egomostro [Recensione]


L'artista che ha esordito con Un meraviglioso declino, album pubblicato nel 2012, non può che tornare sulle scene con un titolo dal forte “impatto ambientale”. Egomostro, il nome dato da Colapesce al suo ultimo lavoro uscito lo scorso 3 febbraio, può essere riassunto come la consapevolezza morale ma anche artistica di un cantautore che osserva il mondo che lo circonda e lo sa descrivere con parole nuove.



Sebbene il titolo dell'album e il testo del singolo Maledetti italiani che lo ha anticipato qualche settimana fa lasciassero presagire una svolta dell'autore su temi sociali, Egomostro si rivela il giusto compromesso tra lirica ed epica, la fusione di ricercatezza interiore e analisi esteriore ben rappresentata nel suono e nel testo.

Le quattordici tracce sono un dormiveglia in cui da immagini estremamente oniriche si ritorna alla realtà e alla sua crudezza, fino alla rassegnazione e all'accettazione del cantautore di essere un sognatore in un mondo scarno di poesia.