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7 mar 2015

The Bad Mexican – Due [Recensione]

Chi soffre della fobia degli scarafaggi potrebbe avere qualche dubbio nell'avviarsi all'ascolto dell'ultimo lavoro dei The Bad Mexican, che nella bellissima copertina presenta un chiaro riferimento a La Cucaracha


Se il primo album del "messicano cattivo" prendeva il nome di This is the first attempt of a band called The Bad Mexican, il secondo si sarebbe potuto chiamare This is the second attempt..., ma l'originalità della band ha optato per Due. Scherzi a parte, i quattro senesi danno i numeri, chiamando letteralmente le tracce Uno, Due, e così via fino a Nove, a dispetto della lingua inglese adottata dai testi.

L'inizio è dei più frenetici: Uno è una partenza in quarta che cattura l'attenzione, un brano punk che trova, nei vari cambi di rotta, lo spazio per esaltare tutti gli strumenti impiegati, dalle voci alla chitarra, dalla batteria al sax. Quest'ultimo rimarca fortemente un'impronta jazz in quasi tutto il disco e soprattutto in Due, brano meno orecchiabile del precedente che punta sulla confusione dei suoni.

19 feb 2015

Le Sacerdotesse Dell'Isola Del Piacere - Tutto [Recensione]

Nello scorso aprile la band piacentina – il cui nome è tratto da un cartoon – ha pubblicato il suo primo album per l'etichetta indipendente V4V Records. Con il loro esordio, Le Sacerdotesse Dell'Isola Del Piacere gettano le fondamenta di un genere inedito chiamato nuovo punk italiano: "punk" per intenzione, "nuovo" e "italiano" per la natura cantautorale destrutturata.


Le nove tracce di Tutto sono vere e proprie poesie messe in musica mediante un suono che non si limita ad accompagnarle, ma che è capace di comunicare da sé: l'album si consuma nella malinconia sprigionata dai suoni delle chitarre elettriche e dal gemito della voce, un ululato a metà tra irrequietezza e rassegnazione.

Il mondo descritto da Le Sacerdotesse Dell'Isola Del Piacere – tanto reale quanto irrazionale – è dettato dal sovrapporsi delle emozioni più che dagli eventi che le generano. Nell'ermetismo di brani come L'incoerenza della scienza o Polizia vengono accostati fatti e sensazioni tanto diversi per natura quanto simili per percezione, attraverso una sorta di metafora implicita. 

17 feb 2015

Alessandro Grazian - L'età più forte [Recensione]

A dieci anni dall’esordio discografico, arriva per Alessandro Grazian il quarto album, L’età più forte, il cui titolo è un chiaro omaggio a uno dei quattro volumi di Simone De Beauvoir.


Il progetto è un'istantanea sul tempo trascorso, un'autobiografia – non solo artistica – dei primi dieci anni di carriera dell’autore, anello di congiunzione tra le sue radici folk-intimiste e barocche e le insospettabili sonorità psichedeliche e dream-pop. In Satana e nel finale di Corso San Gottardo, ad esempio, le chitarre fuzz escono direttamente dal mixer, un'aperta citazione ai Tame Impala.

Con questo nuovo disco Grazian sembra voler manifestare, in modo più diretto e meno ingenuo, l'inquietudine artistica che lo pervade e l'eterogeneità dei suoi ascolti con un più incisivo afflato comunicativo (ad esempio La risposta e Anastasia sono brani costruiti su accordi in maggiore) che lo porta a prendere le distanze dalla new wave e dai suoi elementi freddi, come i synth e le chitarre taglienti, per riscoprire temperature musicali più calde ed avvolgenti.