Chi soffre della fobia degli scarafaggi potrebbe avere qualche dubbio nell'avviarsi all'ascolto dell'ultimo lavoro dei The Bad Mexican, che nella bellissima copertina presenta un chiaro riferimento a La Cucaracha.
Se il primo album del "messicano cattivo" prendeva il nome di This is the first attempt of a band called The Bad Mexican, il secondo si sarebbe potuto chiamare This is the second attempt..., ma l'originalità della band ha optato per Due. Scherzi a parte, i quattro senesi danno i numeri, chiamando letteralmente le tracce Uno, Due, e così via fino a Nove, a dispetto della lingua inglese adottata dai testi.
L'inizio è dei più frenetici: Uno è una partenza in quarta che cattura l'attenzione, un brano punk che trova, nei vari cambi di rotta, lo spazio per esaltare tutti gli strumenti impiegati, dalle voci alla chitarra, dalla batteria al sax. Quest'ultimo rimarca fortemente un'impronta jazz in quasi tutto il disco e soprattutto in Due, brano meno orecchiabile del precedente che punta sulla confusione dei suoni.
