È uscita lo scorso 30 marzo la sesta fatica in studio dei Prodigy, a sei anni di distanza dall'ultimo disco di inediti, Invaders Must Die. In questo lasso di tempo la band britannica, storicamente poco prolifica, aveva ingannato l'attesa dei fan dando alle stampe un live, World's on Fire, e la riedizione celebrativa dei quindici anni del capolavoro The Fat of the Land nel 2012.
Rispetto ai predecessori, The Day Is My Enemy – titolo tratto da un verso di All Through the Night di Cole Porter – presenta un'importante novità: per la prima volta il cervello artistico del gruppo, Liam Howlett, è stato affiancato nella composizione dagli iconici vocalist Maxim e Keith Flint, fino ad allora semplici (e splendidi) esecutori.
Anticipato a gennaio dal primo singolo Nasty – brano potentissimo, fratellino minore delle storiche Breathe e Firestarter –, il disco è un autentico tuffo negli anni 90, quelli dei rave party e della techno ossessiva da ballare fino all'alba, spesso con qualche aiuto chimico.